Nelle soffitte o nei vecchi cassetti di famiglia, insieme ai fogli matricolari e alle foto d'epoca, capita talvolta di ritrovare piccoli rettangoli di carta ingiallita, leggeri e consumati dal tempo. Sono le cartoline dai campi di prigionia.
Guardare una cartolina scritta da un nonno o da un bisnonno mentre era prigioniero di guerra è un'esperienza che fa battere il cuore. Ma per un genealogista e uno storico di famiglia, quel pezzo di carta è molto più di un ricordo affettivo: è una mappa piena di indizi.
In questo articolo vediamo come analizzare una cartolina di prigionia, come decifrare i timbri della censura e come capire cosa il nostro avo stesse davvero cercando di dirci.
1. La "Carta d'IdentitĂ " della cartolina: Moduli e Timbri
Prima ancora di leggere la grafia del nonno, soffermati sui segni stampati e impressi sulla carta:* Il Modulo Ufficiale
Durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, la corrispondenza dei prigionieri non viaggiava su cartoline comuni. Venivano usati moduli prestampati distribuiti nel campo o dalla Croce Rossa Internazionale.- Se tuo nonno era in Germania, troverai la scritta Kriegsgefangenenpost (Posta per prigionieri di guerra).
- Se era prigioniero degli Alleati (Inghilterra, USA, Nord Africa), troverai la dicitura Prisoner of War Mail.
* Il Timbro del Campo e il Numero di Matricola
Cerca attentamente sulla cartolina: troverai quasi sempre un timbro che indica il nome del campo (es. Stalag, Oflag, o numeri di campo d'internamento) e il numero di matricola da prigioniero assegnato a tuo nonno.Trucco di ricerca: Salva quel numero e quel codice di campo! Saranno fondamentali quando farai ricerche negli archivi storici o nelle banche dati internazionali come Bad Arolsen o la Croce Rossa di Ginevra.
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* I Timbri di Censura
Ogni cartolina doveva superare l'esame della censura militare. Cerca i timbri con scritto Geprüft (Verificato/Controllato) con un numero identificativo del censore tedesco, oppure timbri in inchiostro rosso/blu con la dicitura inglese Passed by Censor. Se la lettera era in busta chiusa, noterai una striscia di carta gommata applicata sul bordo: è la prova che la lettera è stata aperta, letta e ri-sigillata.2. Il Linguaggio della Prigionia: Cosa potevano (e non potevano) scrivere
Leggendo il testo, la prima cosa che salta all'occhio è che quasi tutte le cartoline sembrano dire la stessa cosa: "Sto bene, la salute è ottima, non preoccupatevi per me, mandatemi notizie."Perché questo tono così uniforme e apparentemente "tranquillo"?
- La censura spietata: Se un prigioniero scriveva dettagli sulle scarse razioni di cibo, sul freddo, sulle malattie o sul lavoro forzato, la cartolina veniva semplicemente distrutta o resa illeggibile con tratti di inchiostro nero coprente.
- La volontĂ di proteggere la famiglia: I soldati sapevano che a casa le famiglie vivevano nell'angoscia. Evitavano di aggiungere sofferenza, mostrando un ottimismo spesso di facciata.
3. Imparare a "Leggere tra le Righe"
I prigionieri ingegnosi trovavano spesso piccoli espedienti per inviare messaggi in codice ai propri cari:- I riferimenti ai compaesani: Frasi come "Ho incontrato il figlio di sora Maria" o "Sono insieme a Luigi del paese" servivano a far sapere a un intero gruppo di famiglie che i loro ragazzi erano vivi.
- I richiami al dialetto e alle usanze locali: Parole in dialetto o allusioni a fatti del paese che il censore straniero non poteva comprendere venivano usate per dare indicazioni sulla propria posizione o sulle reali condizioni.
- La richiesta di pacchi specifici: Quando chiedevano con insistenza "mandatemi indumenti di lana" o "tabacco", non era solo per uso personale, ma spesso perché erano le uniche "monete di scambio" dentro i campi per procurarsi cibo extra.
Un piccolo esercizio per la tua ricerca
Se hai a casa una cartolina di prigionia:- Fotografa o scansiona ad alta risoluzione sia il fronte che il retro.
- Trascrivi il testo parola per parola, annotando anche i timbri e le cifre scritte a margine.
- Cerca il codice del campo per scoprire in quale cittĂ o regione d'Europa/del mondo si trovava quel campo di concentramento o di prigionia.
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